Pagina:Trattato de' governi.djvu/329

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


bisogno di maggiore bontà, che non è quella che si ritrova in molti, e perchè il saper tenere conti è comunemente saputo da’ più. Dubitasi qui medesimamente, se nelle città sia potenza, e amicizia infra li cittadini, che bisogno ell’abbia di virtù, imperocchè ella potrà fare quello, che le giovi mediante le cose dette, o ella n’avrà di bisogno. Perchè e’ può darsi in uno le due qualità, e ancora se li può dare l’essere incontinente. Onde così come un tale che sa e che s’ama, non ubbidisce a sè stesso, così niente vieta che ciò non possa nella città intervenire.

Assolutamente adunche parlando tutte quelle cose, le quali nelle leggi ho io detto essere utili agli stati, le medesime gli potranno salvare. E un gran principio di conservargli è quello che da me è stato più volte detto; avvertire, cioè, che quella parte de’ cittadini, che ama un governo, sia in quel governo più possente di quella che non l’ama. E oltre a tutte le cose dette, non ci debbe essere nascosto quello che è nascosto a tutti gli stati che trapassano il mezzo, e questa è, che molti ordini che appariscono da stati popolari, sono quei che tali stati rovinano, e molti similmente di quei, che appariscono da stati stretti, son la loro morte.

E quei che stimano tale virtù essere una sola, tirano nello eccesso, non sappiendo che così come il naso, che ha passato la dirittura conveniente dei nasi inverso l’aquilino o il simo è contuttociò ancora bello e ha grazia in aspetto. Che se tal naso dappoi fia maggiormente tirato nel più, da prima ei getterà via la proporzione dei nasi, e finalmente si ridurrà a tale, ch’e’ non parrà che e’ sia più naso per lo eccesso e per il mancamento che egli avrà di cose contrarie a farlo naso. E il medesimo si può dire dell’altre parti del corpo. Una simile cosa adunche interviene negli stati.

Imperocchè e’ si può constituire uno