Pagina:Trattato de' governi.djvu/338

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tali l’assalto dei principi, come quei che ne sperano agevolmente felice successo.

Ma di quegli, che congiurano per acquistar gloria, altro modo e altre cagioni sono in loro, che non sono le conte innanzi, perchè tali non tentano d’ammazzare li tiranni, come quei che ciò fanno per fine d’avere li tesori, che e’ veggono essere posseduti da loro, e per fine di que’ gradi, onde e’ sono onorati. Ma non già per tal fine entra in questi pericoli chiunche gli assalta per conseguitare gloria, ma li primi lo fanno per li fini detti, e questi come se un’altra cosa gloriosa conseguitare loro dovesse dappoi, e mediante la quale e’ fussino per divenirne nominati, e celebrati nel mondo, non volendo, dico, acquistare monarchia, ma gloriosa fama.

Contuttociò pochi si raccontano, che per tali cagioni congiurino contra li principi, perchè in tali è di necessità farsi un presupposto: cioè che ei non si curano della loro salute, se e’ non conseguiscono il fine della impresa. E a tali bisogna, che sia infisso nell’animo il proposito di Dione, il quale è difficile che sia infisso nell’animo d’assai; imperocchè egli con pochi armati assaltò Dionisio, dicendo, che infino a dove e’ li fusse stato lecito d’ire innanzi in cotale impresa, di tanto si sarebbe contento; e pur che ei gli avesse potuto torre una spanna di terra che subito gli fusse venuta la morte, stimando una simile morte per onestissima.

Rovinano le tirannidi in un modo come tutti gli altri stati, cioè da cagione estrinseca, quando un governo più possente di lei l’è inimico, perchè la voglia di rovinarla sempre vi sarà per la contraria elezione del governo, e tutti quegli che han forza e possanza, si cavano le voglie che egli hanno. Sono contrarî il popolare stato, e la tirannide (siccome dice Esiodo) nel modo che è l’artefice all’altro artefice; conciossiachè l’ultimo stato popolare sia