Pagina:Trattato de' governi.djvu/337

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loro rovina, siccome fece Artabane a Serse, temendo la calunnia datagli per conto di Dario, cioè che ei l’aveva appiccato senza che Serse gliene avesse comandato, ma pensò, che e’ ne li avesse a perdonare, come s’e’ non si fusse ricordato de’ suoi comandamenti, per essergli stati fatti mentre che e’ cenava. E le rovine, che nascono dal dispregio dei principi, sono come fu quella di Sardanapalo, per essere stato veduto filare con le concubine, se egli è vero quello che di lui si dice. E quando in lui non fusse vero, in chiunche gli avvenisse si potrebbe verificare il detto di lui. E Dione congiurò contra Dionisio ultimo per non ne tenere alcun conto, veggendo che li cittadini parimente stavano disposti verso di lui, e che egli era sempre ebbro.

Congiurarono ancora gli amici del principe contra di lui, quando egli è da essere spregiato, e per essere tali in fede lo dispregiano, come se il fatto dovesse stare occulto, e pensando di poter tenere l’imperio congiurano in certo modo contra di lui, perchè e’ lo disprezzano, e come quei che possono fare e che dispregiano il pericolo, tentano agevolmente l’impresa, siccome fanno li capi degli eserciti contra loro principi. Nel quale grado fu Ciro con Astiage, che dispregiava il suo modo del vivere, e la sua possanza, per essere la sua possanza venuta a manco, e egli per vivere nelle lussurie. E come fece Seuti di Tracia a Amodoco essendo suo capitano dello esercito. Altri congiurano ancora per più altre cose di queste, cioè e per il dispregio, e per l’utile; siccome fe’ Mitridate contra Ariobarzane. Ma infra tutte l’altre cagioni per questa congiurano quei che sono d’animo feroce, e che s’hanno acquistato pregio nella guerra appresso i monarchi, conciossiachè la fortezza, che abbia congiunto il potere, diventi audacia, mediante le quai due cose tentano questi