Pagina:Trattato de' governi.djvu/50

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libro primo — cap. vi. 31

cioè, lo vogliono quanto si puote il più, ma i mezzi per andare al fine non sono interminati, conciossiachè il fine sia termine a tutti) parimenti interviene in questa arte da far danari, che il suo fine non ha termine. — Anzi una simile ricchezza, e un simil modo da guadagnare è senza fine, e terminato è il modo da guadagnare, che tiene il governo della casa e non questo. E la ragione è, che il fine del governo di casa non è il guadagnare. Onde in lui apparisce per necessità il termine alle ricchezze. Ma e’ si vede il contrario effetto per tutto usato dai padri di famiglia, conciossiachè tali cerchino il danaro in infinito; di che è cagione la parentela, che ha insieme l’una e l’altra sorte di guadagno, che l’uso di loro si scambia: di loro, dico, che sono ambedue arti comprese sotto il guadagno de’ danari. Imperocchè l’uso dell’una e dell’altra è il possedere, ma non già nel medesimo modo; ma nell’una il fine è un’altra cosa, e nell’altra il fine è l’accrescere sè stessa. E di qui è, che molti s’ingannano, tenendo che l’accrescere la facoltà sia il fine del governo di casa; e così vanno perseverando nell’opinione o di mantener la roba, o di aumentarla in infinito. — Di questa simil disposizione è cagione la troppa affezione, che si ha al vivere, e non al ben vivere. — Laonde avendo gli uomini questa affezione in infinito, perciò desiderano eglino ancora infinitamente le cose, che tale affezione vanno generando. Ma chi sta solamente nel desiderio di ben vivere, ricerca tanto di facoltà, che serva ai bisogni del corpo. Ma perchè tali entrano sotto la possessione appartenente alla casa, però si mette ogni diligenza per acquistar danari. E perciò è venuta in campo questa altra sorte di guadagnare, cioè, perchè, volendosi eccessivamente dagli uomini i bisogni e i diletti del corpo, ei vanno ricercando di quelle cose onde e’ possino ecces-