Pagina:Trattato de' governi.djvu/57

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38 trattato dei governi

Imperocchè il re per natura debbe avanzare quei, che sono sotto il regno: e debbe essere con loro di una medesima stirpe. La quale cosa interviene al più vecchio con il più giovane, e al padre col figliuolo. — E di qui manifestamente si può conoscere, che maggior diligenza è usata dal governo di casa intorno agli uomini, che intorno alle possessioni delle cose, che non hanno anima, e intorno alla bontà degli uomini, che dell’altre cose, che si posseggono: le quali tutte sono comprese sotto il nome della ricchezza. E più intorno alla bontà degli uomini liberi, che intorno a quella dei servi. Dei quali servi primieramente è a dubitare se egli hanno virtù alcuna propria fuori delle servili, e di esse più onorata, com’è dire, se in loro si trova temperanza, fortezza, giustizia, o alcuna altra virtù morale; ovvero non hanno alcuna fuori delle virtù corporali, ed atte a servire. E tale determinazione nell’uno, o nell’altro modo ha dei dubbî. Imperocchè se e’ si dà ai servi virtù morale, in che saranno essi mai differenti dai liberi? E se ella non si dà loro, ne conseguita un disconvenevole, che è l’affermare una tale cosa di chi è uomo, e che partecipa di ragione. — Questo medesimo dubbio occorre ancora nella moglie e nel fanciullo; se l’una, e l’altro, dico, di loro sieno di virtù partecipi, e debbasi dire della moglie, ch’ella abbia ad essere o temperata, o forte, o giusta; o se il fanciullo si debba dir temperato o no. E questo medesimo si debbe considerare universalmente nel suddito, e nel principe per natura; se amendue dico, hanno la virtù medesima, o pur diversa. Che se e’ si porrà, che amendue ne debbino partecipare, onde fia mai di necessità, che l’uno sempre comandi: e l’altro sempre obbidisca? Che qui non si può mettere la differenza col più, e col meno; conciossiachè