Pagina:Trattato de' governi.djvu/7

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viii avvertenza


F. Barthélemy Saint-Hilaire, felice traduttore della Politica d’Aristotile, ricerca primamente se l’ordine presente degli otto libri che la compongono sia regolare, e se non è, qual altro ordine si vorrebbe prendere in quella vece. A render chiara l’inversione che egli propone, egli ricorda il subietto di essi libri, secondo l’ordine in cui soglionsi pubblicare.

«Nel primo, l’autore esamina e descrive gli elementi costitutivi dello Stato: gli uomini e le cose. Qui si trova quella teorica della schiavitù naturale, la sola che l’antichità ci abbia lasciata sopra questo grave subietto; e quell’altra teorica dell’acquisto e della ricchezza, che è uno dei primi saggi di economia politica che si possano citare dalla scienza.

Riconosciuti e descritti questi elementi dello stato, l’autore, che ha principalmente per fine di trovare, tra le diverse forme di governo, quella che l’uomo dee preferire, analizza da prima i sistemi politici proposti od applicati innanzi a lui. Di qua la famosa confutazione della repubblica e delle leggi di Platone; di qua gli esami tanto profondi dei governi di Sparta, di Creta, di Cartagine, ecc.

Solo nel terzo libro Aristotile entra direttamente in materia. Dopo una discussione preliminare sui caratteri distintivi e speciali del cittadino e sulla virtù politica, egli mette per principio che non esistono e non possono esistere che tre grandi specie di governo: d’uno, di più, di