Pagina:Trattato de' governi.djvu/85

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ed è da instituir talmente i cittadini, che per natura son da bene, che e’ non voglino più di quello, che lor si convenga, e i cattivi con fare di sorte, che e’ non possino. E ciò si può conseguire con far che e’ sieno inferiori di potenza; e non sieno ingiuriati. Non disse ancor bene la parità della facoltà; perchè e’ pareggiò solamente la possessione del terreno. Ma sotto la ricchezza, e il possedere entrano ancora i servi, i bestiami, i danari, e l’apparato di quelle cose che son dette masserizie; delle quali tutte si doveva o cercare la parità, o porvi qualche modo, o lasciare andare in tutto questa materia.

Par bene per le sue leggi, che e’ vada ordinando una città piccola; conciossiachè gli artefici tutti vanno a esser pubblici, e non vanno a fare alcun riempimento nella città. Ma certamente che se quegli, che hanno a lavorar pel comune, debbon essere artefici publici, e’ bisogna tenere in loro quell’ordine, che si tiene in Epidannio, e che in Atene ordinò Diofanto. E quanto alla repubblica di Falea si può per le cose dette considerar facilmente, se ordine alcuno vi sta bene, o no.


Ma Ippodamo d’Eurifonte da Meleto, quel che trovò la divisione della città, e che tagliò il Pireo, essendo per tutta la vita sua stato tenuto fastidioso per un’ambizione, che in lui si scorgeva; di tal sorte che e’ pareva a molti, che e’ fusse troppo intento a comarsi, e ad adornarsi superfluamente, e ancora che e’ fosse straordinario