Pagina:Trattato de' governi.djvu/87

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di quei, che erano stati ammazzati nella guerra, fosse dato le spese dal publico. Come se un tale ordine da altri non fosse stato messo per legge. Ma tal legge dura ancora oggidì in Atene, e in molte altre città. Volse ancora che i magistrati fossero eletti da tutto il popolo; e il popolo intendeva per le tre parti dette di sopra, e che gli eletti nei magistrati dovessin aver cura delle cose del publico; e di quelle dei forestieri: e di quelle dei pupilli. E questi sono la più parte degli ordini d’Ippodamo, e i più degni d’esser considerati.

E qui primieramente si può dubitare nella divisione del popolo della sua città; perchè, secondo i suoi ordini, nel governo convengono gli artefici, i contadini, e quei che hanno le armi. Dei quali tre membri, quel dei contadini, non ha l’arme; e quel degli artefici non ha arme nè terreni, onde l’un membro, e l’altro verrà quasi ad esser soggetto di chi ha l’arme. È adunque impossibile, che tutt’a tre questi ordini partecipino di tutti gli onori; conciossiachè i capitani degli eserciti, i guardiani delle città, e insomma i magistrati importanti siano in mano di chi possiede l’arme. Ora come fia mai possibile che i non partecipanti di tali onori stiano amichevolmente disposti inverso di quel governo?

Ma e’ si potrebbe dire, che chi ha l’arme in mano, abbia ad essere più potente d’amendue l’altre parti. E questo come fia agevole, se e’ non siano più di numero? E quando ciò pur si conseguisse, a che fine fare gli altri partecipi nel governo? E padroni della creazione dei magistrati? Oltre di questo i contadini a che vi fieno utili in quella città? Che degli artefici taccio, per esserne in ogni città di bisogno, e per potere essi vivere del guadagno dell’arti; siccome s’usa in molte città. Che invero i contadini, che dessino il vitto a quei che hanno l’arme, sarebbon ragionevolmente