Pagina:Trattato de' governi.djvu/89

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i pareri. Altri lo fan debitore della intera somma. Altri incontro l’assolvono. Che modo adunque ci fia di raccôr tai pareri? Oltre di questo nessuno costringe a giurare il falso colui che semplicemente condanna, o che semplicemente assolve; in caso che la querela semplicemente sia scritta secondo il giusto; imperocchè chi assolve non dice che e’ non sia debitore; ma dice che e’ non è debitore di venti scudi. Ma ben fa spergiuro chi gli dà la sentenza contro; e non stima che egli abbia ad esser debitore di venti scudi.

E quanto all’onore, che si debbe fare agli inventori di qualche cosa utile alla città, di’ cotal legge non esser sicura: ma solamente essere bella in aspetto, perchè e’ ci è sotto del male, e potrebbe esser cagione ancora di far mutare il governo. E tal cosa casca in un’altra considerazione, ed in un altro dubbio, perché e’ sono che dubitano, s’egli è utile o dannoso il non mutare le leggi antiche della republica, ancora che un’altra migliore di quelle si discoprisse. Per il quale dubbio non è agevole così al primo a risolversi al detto di sopra: se egli è vero che e’ non giovi alle città il rimutare le leggi, conciossiachè potrebbe avvenire che certi sotto questo pretesto inducessin la dissoluzione delle leggi, e del governo, e facessinlo sotto ombra di ben comune.

Ma poi che di tal materia si è fatto menzione, non fia però male alquanto brevemente restringere di questa cosa il ragionamento, che invero tal cosa è dubbia, come ho detto. Ed è chi afferma, ch’egli è bene rimutarle; veggendosi che e’ giova nelle altre scienze, come apparisce nella medicina, che dagli antichi modi è cangiata, e nell’arte ginnastica, e insomma, in tutte le arti, e potenze. Onde dovendosi mettere infra queste ancora la civil facultà, però conseguita di necessità, che in lei intervenga il medesimo.