Pagina:Trattato della neve e del bere fresco.djvu/26

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20 TRATTATO

[versione diplomatica]

delle altre acque migliori. Vero è, che l’acque della neue, & del ghiaccio, ſon più groſſe, per eſſer vapori condenſati nella piu fredda parte dell’aria, come habbiamo detto. Raſis nel terzo libro, che ſcriue al Re Almanſor, dice anchora coſi. L’acqua della neue, rinfreſca il fegato riſcaldato: Et ſubito beuta ſopra al mangiare in picciola quantità fortifica lo stomaco, & accreſce l’appetito. Poi ſoggiugne ſubito; l’acqua la quale non ha tanta frigidità, che poſſa dar gusto à chi la bee, fà gonfiare il ventre, non leua la ſete: guasta l’appetito, conſuma il corpo: & finalmente conclude, non eſſer coſa di giouamento. Io intendo tutto questo per la conſeruazione della ſalute humana, della quale egli tratta. Il medeſimo afferma anchora nel quarto, parlando del preſeruarſi dalla peste, & comanda à bere acqua di neue: Et nel Cap. venteſimo ſeſto dell’iſteſſo libro ſoggiugne, che la mattina ſi bea neue con zucchero. Gli Arabi, cõ l’vſo della neue, et cõ l’acqua rinfreſcataui; curarono diuerſe infermità. Et però Auicenna comãda, che ne dolori caldi di ſtomaco ſi rinfreſchi il bere con neue: & ne dolori del fegato procedenti da riſcaldazione, comanda anchora, che ſi ponga la neue ſopra il dolore, quando pero egli ſia acuto & gagliardo. Et incerte infermità ſi fatte ſi è veduto molte volte con ſimili rimedij riſanarſi diuerſi. Nel dolore altreſi delle gengie comanda rinfreſcare l’acqua con neue, & à poco à poco ſciacquarſi con eſſa la parte doglioſa. Et nell’undecimo del terzo, trattando del tremore del cuore dice. Se il male ſarà gagliardo, & con infiammazione, il paziente bea acqua fredda, ò acqua di neue con eſſa miſchiata, ma però à lente & picciole ingollate, l’vna doppo l’altra, & non ad vn fiato solo, per le cauſe predette. Dice il medeſimo Raſis nel ſettimo del cõtinente, tre coſe parlando della medeſima paßione. Prima, che gl’infermi beino, s’è poßibi


[versione critica]

delle altre acque migliori. Vero è, che l’acque della neve, et del ghiaccio, son più grosse, per esser vapori condensati nella piu fredda parte dell’aria, come habbiamo detto. Rasis nel terzo libro, che scrive al Re Almansor, dice anchora cosi. L’acqua della neve, rinfresca il fegato riscaldato: Et subito beuta sopra al mangiare in picciola quantità fortifica lo stomaco, et accresce l’appetito. Poi soggiugne subito; l’acqua la quale non ha tanta frigidità, che possa dar gusto à chi la bee, fà gonfiare il ventre, non leva la sete: guasta l’appetito, consuma il corpo: et finalmente conclude, non esser cosa di giovamento. Io intendo tutto questo per la conservazione della salute humana, della quale egli tratta. Il medesimo afferma anchora nel quarto, parlando del preservarsi dalla peste, et comanda à bere acqua di neve: Et nel Cap. ventesimo sesto dell’istesso libro soggiugne, che la mattina si bea neve con zucchero. Gli Arabi, con l’uso della neve, et con l’acqua rinfrescatavi; curarono diverse infermità. Et però Avicenna comanda, che ne dolori caldi di stomaco si rinfreschi il bere con neve: et ne dolori del fegato procedenti da riscaldazione, comanda anchora, che si ponga la neve sopra il dolore, quando pero egli sia acuto et gagliardo. Et incerte infermità si fatte si è veduto molte volte con simili rimedij risanarsi diversi. Nel dolore altresi delle gengie comanda rinfrescare l’acqua con neve, et à poco à poco sciacquarsi con essa la parte dogliosa. Et nell’undecimo del terzo, trattando del tremore del cuore dice. Se il male sarà gagliardo, et con infiammazione, il paziente bea acqua fredda, ò acqua di neve con essa mischiata, ma però à lente et picciole ingollate, l’una doppo l’altra, et non ad un fiato solo, per le cause predette. Dice il medesimo Rasis nel settimo del continente, tre cose parlando della medesima passione. Prima, che gl’infermi beino, s’è possibi


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