Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/189

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Plastica. 139

studio delle credenze e delle costumanze etrusche1.

4. Scultura in bronzo. — L’arte etrusca toccò singolare maestria nel lavoro del bronzo; ma più ammirabile nella tecnica che non nella espressione del bello, specialmente in opere d’arte applicata all’industria, cioè nei vasi, nei candelabri, negli attrezzi domestici ecc. Volsinii ed Arezzo ebbero nella fusoria del bronzo un’attività non inferiore a quella d’Egina e di Corinto; fonderie celebri erano a Cortona, Perugia, Vulci, Adria. Rimproverasi ai Romani d’aver saccheggiato Volsinii per avidità di rapire le duemila statue di bronzo che l’ornavano. Di bronzo erano le porte che Camillo tolse a Veii.

Le prime imagini di bronzo poste in Roma furono di lavoro etrusco; e per via di Roma conosciamo il nome di un bronzista etrusco, il solo ricordato, cioè Veturio Mamurio, artefice degli scudi ancili e d’un’imagine di Vertunno2. Di lavoro etrusco fu la lupa lattante, posta presso il ficus ruminalis3. I bronzi toscani erano diffusi e pregiati anche in Grecia. Candelabri e vasi toscani ricordansi in Ateneo, che ai Tirreni dà l’appellativo di φιλότεχνοι, ed anche Plinio accennò al pregio ed alla diffusione dei bronzi toscani4. Un colossale simulacro d’Apollo di bronzo, meraviglioso lavoro etrusco, consacrò Augusto nella bi―

  1. Per le urne etrusche, ved. Micali nelle tavole aggiunte alla Storia dei popoli italici, e nei Monumenti inediti; Uhden negli Atti dell’Accademia di Berlino, 1816, 1818, 1827-29; Brunn I rilievi delle urne etrusche, Roma, 1870.
  2. Ved. Properzio, IV, 2, 61
  3. Ved. Dionis., I, 79.
  4. Ved. Plinio, Natur. histor. XXXIV, 16; Signa tuscanica per terras dispersa, quae in Etruria factitata non est dubium.