Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/219

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Ceramica. 165

in gran copia nelle tombe di varie località anche settentrionali e meridionali d’Italia, come suppellettile funebre comune, nè tutti hanno la leggerezza e finezza della pasta, nè la lucentezza ed eleganza dei veri vasi aretini1.

Si raccolsero nelle tombe etrusche vasetti unguentarî e balsamarî, che solitamente si denominano alabastri, dalla materia di cui molti di essi sono fatti, e la maggior parte erano fatti antichissimamente. Sono vasetti da contenere profumi, essenze e balsami, generalmente di forma cilindrica, arrotondati alla base con bocche a piccolo imbuto. Ve n’ha d’alabastro, di vetro, d’argilla dipinta. Se ne trovano in tombe asiatiche, greche ed italiche. Alcuni già ne abbiamo ricordati, trovati in stazioni dell’Etruria propria; terminano a forma di testa o anche d’intero busto femminile, con foggie e attributi orientali, e sono certamente d’importazione fenicia2.

S’incontrano pure nei sepolcri etruschi i vasi che diconsi canopici, destinati a contenere le ceneri del defunto, e terminati o sormontati nel coperchio da testa umana, o anche da busto con mani alzate o ripiegate sul petto, ritraente le fattezze di colui le cui ultime reliquie stanno nel vaso raccolte, secondo il costume seguito normalmente dagli Egizî(ved. tav. 30).

Nella grande copia di vasi usciti da tombe etrusche vogliono essere ricordati alcuni assai rari e belli, inargentati, ornati di teste in rilievo, e di composizioni d’ottimo stile greco rappresentanti la pugna delle Amazoni, Ercole col leone Nemeo, Socrate a colloquio con Diotima. Trovati alcuni

  1. Ved. A. Fabbroni, Storia degli antichi vasi fittili aretini. 1841.
  2. Ved. Micali, Mon. ined., tav. IV, 2, pag. 40.