Pagina:Trento con il sacro concilio et altri notabili.djvu/279

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[Duca Alachi sfidato di nuovo da Cuniperto.] nel Campo sgridò fieramente il Nemico, sfidandolo di nuovo à singolar pugna, per in tal modo decider ò dell’uno, ò dell’altro la vita, e ’l regno. [Apparitione notabile.] Alachi perciò stimolato da’ suoi ad accettar’ il partito, disse: Non temersi da lui il venir’ à duello: bensì il veder trà l’Armi nemiche splender in aria l’Effigie di S. Michel Arcangelo, Tutelar Nume.

[Conflitto sanguinoso] Si rinova dunque la zuffa trà i due Esserciti. Cuniperto combattendo sì per il decoro, che per il Regno, fà prove grandi. Alachi non meno si maneggia infiammato dall’odio, e dall’ambitione. E li Soldati vie più sù l’occhio de’ lor Duci, e Prencipi menan le mani. Si combatte lungamente con ugual Marte; e da una mischia horribile d’Huomini, e Cavalli si fà ugual strage. Pugna per il Rè la gloria: per Alachi la disperatione; l’essempio per i Soldati. [Alachi resta ucciso.] Et il Cielo, ch’è giusto, fà la Vittoria à favore di Cuniperto, il qual assalito da gli ultimi sforzi nemici, li risospinge, e caricando à forza di colpi li fà recedere. Alachi ciò vedendo grida, Cuniperto vincer per Fato, non per virtù. Indi richiamando i suoi à più potere, esso precipita nell’Armi nemiche, dove muor da forte. [Essercito d’Alachi sconfitto.] Il di lui Essercito parte trucidato rimane, parte dal Ticino Fiume assorto; il resto in fuga. Si salvò intiera una squadra di Forlani, che havendo prima giurato homaggio al Rè Cuniperto, e doppo al Duca Alachi, risolsero star neutrali senza combattere.