Pagina:Ultime lettere di Jacopo Ortis.djvu/170

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168 discorso sul testo del poema di dante.

L’atrocità dell’odio non molto filosofico di Dante verso quei re che allora vivea abbominato da molti, e la pedantesca adorazione del Petrarca, il quale, udendolo a’ tempi suoi celebrato, prestava le lodi di Roberto e Laura e di Laura a Roberto ’, ti additano non pure i caratteri distintivi di due grandi uomini, ma le rapidissime alterazioni de’ giudizj popolari,

E muta nome perchè muta lato: 2


tanto più che le generazioni successive di quella età pareva che nascessero in terre diverse; tanto era la loro dissomiglianza. Non la vediamo,

quia longe cernilur omnts, Sive eilam potias non cernitnr: oc perii ejut Plaga, nec ad nostras acies perlabitur ictus.

Quindi la storia letteraria, benché s’affaccendi intorno alle minime date, perde quasi sempre d’occhio i confini delle epoche; e quindi ha confuso dentro il periodo del secolo xiv l’Italia di Dante e l’Italia del Petrarca; e quindi il Tiraboschi va disputando: «se il re Roberto anche a Dante Alighieri avesse » dati de’ contrassegni di onore e di stima ’;» — e quindi il nobile autore Scozzese contende dopo molti altri: «che il Petrarca non alludesse alla Divina Commedia perchè era in- » comprensibile al volgo %» — e m’indusse a prove sì lunghe, non però forse oltre luogo. Giova che i fatti notati a desumere regole alla emendazione del testo, n’esplorino a un’ora l’inter- pretazione nell’epoca e nell’animo dell’autore, sì che si manifesti ad un tempo come le ragioni de’ due modi d’illustrazione critica risultano solamente dal vero indagato per entro il caos delle antiche e nuove opinioni. XXXIV. I critici non attribuirono mai due tre varianti di


vi’essi condannava a sterilità la loro campagna (Angelo di Costanzo, Annotazioni al codice Cassinense, Parad. XI, 47, segg.) Pur l’antichissimo Anonimo nota: Nocera e Gualdo sono due dita sottoposte a Re Ruberto, e per la sua supposizione dice che per grave giogo piangono. {EAìz. fiorentina deirAiicor.-i, loc. cit.)

1 € Or clii lìdasi nel vitlore dell’ingegno suo, venga {a N.ipoli); ma non si » lìdi nel tempo a indugiare: il pericolo sta nell’indugio. Egli (il re) è degno » di andarsene a rcno migliore, e il mondo ogginiai non si merita di possi- » derlo.» Traduz. delle Epistole Famioliari, lib. I, ep. 1.

Chi vuol veder quantunque può natura

venga a mirar costei

E venga tosto ....

Quest’aspetta al regno degli Dei. —

Ma se più tarda, avr.à da pianger sempre....

Il mondo che d’aver lei non fu degno....

Part. I, son. 21 1; li, son. 89.

2 Purgatorio, XI, 98, segg.

3 Storia lett., toni. V, lib. I, cap. 2, sez. 5.

4 Vedi addietro, sez. XXXII.


Discorso