Pagina:Una sfida al Polo.djvu/111

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la baia di hudson 105

CAPITOLO IX.


La baia di Hudson.


La notte calava rapidissima essendo le giornate assai corte nell’Alto Canadà verso la fine dell’autunno, e la situazione non accennava a cambiare, anzi minacciava di diventare di momento in momento più grave, poichè la neve cadeva sempre, travolta da un freddissimo vento che soffiava dalle non lontane plaghe della baia d’Hudson.

I lupi, più affamati che mai ed ostinati ad avere per cena un abbondante pasto di carne umana, non si erano mossi, nè avevano rotte le loro file.

Si lasciavano coprire dalla neve e sfidavano filosoficamente il freddo che diventava sempre più intenso, raddoppiando le loro guardie per paura che i tre assediati tentassero di fuggire.

Dopo le terribili lezioni ricevute, non avevano più abbandonati i loro posti, con grande collera del campione di Cambridge, il quale aveva ormai cacciate mezza dozzina di palle nei tronchi dei giganteschi alberi, sbagliando le punte dei musi dei prudentissimi animali.

E la neve intanto cadeva; cadeva senza posa, minacciando di immobilizzare l’intero treno e di seppellire i disgraziati assediati, sempre stesi sulla capote di cuoio dell’automobile.

Ah!... Se avessero potuto raggiungere il carrozzone-salon, se ne sarebbero infischiati di quel blocco. Avrebbero accesa la loro stufa, si sarebbero preparati un buon pranzetto, avrebbero fatte