Pagina:Una sfida al Polo.djvu/112

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106 capitolo ix.

delle buone pipate e quindi una buona dormita sui loro comodi lettucci con delle pesanti coperte indosso.

Disgraziatamente avevano indugiato troppo, credendo di poter respingere facilmente le fameliche bestie con un fuoco d’inferno, ed ora era troppo tardi per tentare la ritirata. Se l’avessero tentata, in un baleno tutti quei lupi, un centinaio per lo meno, si sarebbero scagliati loro addosso ed indubbiamente li avrebbero addentati prima che aprissero la porta del carrozzone.

— Ebbene, signor Gastone, — disse ad un certo momento il giovane studente, scuotendosi di dosso, per la ventesima volta, la neve che lo copriva e gettando via, col calcio del fucile, quella che lo circondava. — Sapreste dirmi come finirà questa avventura?

— Mah!... — si era limitato a rispondere il canadese, il quale, abituato ai freddi intensissimi ed alle copiose nevicate del Canadà, non sembrava preoccuparsi gran che del freddo.

— Noi corriamo il pericolo di gelare vivi, signore. Se questo assedio dovesse durare tutta la notte, noi domani saremo più stecchiti dei merluzzi di Terranuova.

— Guardate che cosa fa Dik.

— Sì, fuma placidamente la sua pipa monumentale e si lascia coprire dalla neve come se fosse un esquimese.

— Si prepara la sua tana da orso bianco, — rispose il canadese.

— Ma quello è un baleniere, signor Gastone.

— Forse che la sua carne è diversa della mia e della vostra?

— Imitatelo, mio caro Walter, e quando anche voi sarete ben coperto, non vi lamenterete troppo del freddo.

Accendete la vostra pipa e lasciate che nevichi.

— Preferirei trovarmi nel carrozzone dinanzi ad una zuppa fumante di fagiuoli.