Pagina:Una sfida al Polo.djvu/127

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una caccia emozionante 121

Non sono però nè leali, nè ospitali come i loro compatriotti dei ghiacci eterni. La vicinanza della civiltà li ha corrotti e sono diventati dei ladri temibili, ed hanno perduto completamente quel po’ di buono che avevano prima.

Nel punto ove l’automobile era giunto, la costa si profilava frastagliata capricciosamente ed assolutamente deserta.

Qualche tribù di esquimesi doveva però aver trascorso l’estate in quei luoghi, poichè esistevano ancora degli avanzi di casupole, circondati da ammassi di ossami appartenenti a foche ed a morse.

La immensa baia non era ancora interamente gelata, quantunque lungo le sue coste si fossero ormai fissati i primi banchi di ghiaccio. Al largo fluttuavano pesantemente, dondolandosi, molti ice-bergs, alcuni dei quali di proporzioni gigantesche, seguìti da un numero infinito di palks e di streams, ossia piccoli banchi circolari od allungati staccatisi certamente dai grandi palks delle baie e dei golfi situati al di là del circolo artico.

— Si direbbe che siamo già giunti al Polo, — disse Walter, il quale seguiva cogli sguardi gli immensi stormi di uccelli marini volteggianti sopra quei ghiacci.

— Mentre non siamo che al principio del viaggio, rispose il canadese, il quale invece esaminava la costa occidentale, per rendersi conto dello stato della via che dovevano percorrere.

— E non si possono vedere quei brutti musi di esquimesi?

— Oh, ne incontreremo certamente. A voi, guardate laggiù: non vi pare di scorgere delle sottili colonne di fumo?

— Che vi sia qualche accampamento?

— Può darsi.

— Se andassimo a visitare quei bevitori d’olio?

— Si può salire quella costa, Dik? — chiese il signor di Montcalm.