Pagina:Una sfida al Polo.djvu/222

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216 capitolo xvii.


— Può darsi, amico, — rispose il canadese. — Gli esploratori Artici hanno trovato degli esquimesi nelle sue vicinanze, gente emigrata lassù chissà da quanti secoli, e che credeva di essere sola al mondo, non avendo mai avuto alcun contatto colle tribù del sud.

— Dite un po’ signor Gastone, da che parte sono venuti questi piccoli uomini che hanno preferite le pianure gelate del Polo alle fertili pianure del continente americano?

— Un tempo si credette che fossero giunti, intorno al mille, da una emigrazione asiatica passata attraverso lo stretto di Behring e poi dispersasi per l’America settentrionale.

Oggi invece, recenti scoperte hanno dimostrato che l’Asia non ha nulla a che fare colle razze primitive americane, perchè anche su queste terre si sono trovate tracce umane assai più antiche di quelle che finora erano state rinvenute nell’Europa e negli altri continenti.

— Me lo aveva già detto il mio professore Hart, quell’ottimo e terribile bevitore di birra, fra un salto e l’altro dell’allenamento per la sfida d’Oxford, ma io non ci avevo fatto gran caso.

Allora, da dove sono derivati questi americani, indiani ed esquimesi?

— Chi lo sa? Io vi posso solamente dire che in varie regioni del continente, specialmente in quello settentrionale, si sono trovati numerosi avanzi d’uomini vissuti ai tempi dei mammouth, ed anche molto più antichi, cioè avanti il periodo quaternario, in un’epoca nella quale la vita vegetale ed animale era ben diversa da quella d’oggi.

— Si direbbe che l’America ha avuto i suoi primi uomini prima ancora degli altri continenti, — disse lo studente.

— Tutto lo indicherebbe, — rispose il canadese, il quale era un uomo istruitissimo. — Or sono pochi anni, in una caverna