Pagina:Una sfida al Polo.djvu/224

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218 capitolo xvii.


Lo chaffeur stava per obbedire, quando si udì uno scricchiolìo fortissimo seguito da un crac spaventevole.

— Sprofondiamo!... — urlò Walter.

Lo strato gelato si era improvvisamente spezzato sotto il peso ed il treno intero era precipitato in un abisso apertosi sotto le sue ruote.

Tre urla si erano confuse in una sola, tre urla di spavento, seguite un istante dopo da un rombo.

Il canadese, lo studente e l’ex-baleniere si sentirono proiettati innanzi, come se una bomba fosse scoppiata dietro di loro, e stramazzarono in mezzo a degli ammassi di neve più o meno indurita, mentre il motore dell’automobile si arrestava di colpo.

Trascorsero parecchi minuti, poi un uomo si alzò penosamente, tastandosi le costole e le gambe.

— Corpo di tutti i fulmini di Giove e di tutti i suoi parenti!... — esclamò. — Questo si chiama un capitombolo, almeno all’Università di Cambridge!... —

Stette un momento immobile, come istupidito, guardando l’automobile e la vettura che si erano affondati in mezzo ad un enorme cumulo di neve, poi si slanciò avanti come un pazzo.

Aveva scorto un corpo umano pochi metri più innanzi.

— Signor Gastone!... Signore!... — urlò con quanta voce aveva in corpo.

Il signor di Montcalm giaceva dinanzi a lui colle braccia e le gambe allargate e gli occhi socchiusi.

— Fulmini!... — gridò lo studente, spaventato. — Del wisky, del gin!... —

Si precipitò verso la vettura che si trovava quasi rovesciata su un fianco, ma per un caso miracoloso ancora in buon stato, levò la sbarra che chiudeva la porta, si gettò nell’interno ed uscì con una bottiglia in mano.