Pagina:Una sfida al Polo.djvu/274

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268 capitolo xxi.

che le pressioni ricominciano: come la finiremo noi? Stritolati od inghiottiti? —

L’immenso pak, dopo alcuni minuti di sosta, ricominciava a vibrare ed a rumoreggiare.

Delle fessure o meglio delle spaccature che si prolungavano per parecchi chilometri, di quando in quando si succedevano, accompagnate da detonazioni non meno intense di quelle prodotte dai pezzi grossi della marina.

Succedeva un altro momento di calma, poi quei fragori tutto d’un colpo acquistavano una sonorità spaventosa.

Mille muggiti si fondevano accompagnati da urla e da spari, poi il banco compresso enormemente ai suoi confini da una forza incalcolabile si curvava in alto, gonfiandosi come una gigantesca onda.

Allora avvenivano delle rotture. Dei canali si aprivano per rinchiudersi subito dopo d’aver vomitato blocchi di ghiaccio e masse d’acqua spumeggiante che si solidificava quasi istantaneamente.

Certe volte s’aprivano improvvisamente delle buche più o meno circolari e sorgevano delle punte di ghiaccio le quali s’ingrossavano rapidamente, s’alzavano in forma di torri e di campanili, per poi diroccare con un fracasso assordante che si ripercuoteva fino agli estremi limiti dell’orizzonte.

Guai se l’automobile si fosse, per caso, trovata presso qualcuno di quei centri di pressione!... Sarebbe stata schiacciata sul colpo dallo strapiombare di quegli enormi massi di ghiaccio.

— È uno spettacolo che fa tremare il cuore, — disse lo studente, il quale si teneva stretto al sedile, poichè la vettura oscillava come una nave percossa da un violentissimo rollìo.

— Non credevo che i ghiacci fossero capaci di animarsi.

E dureranno molto queste pressioni?

— Fino a quando il pak si sarà completamente assestato,