Pagina:Una sfida al Polo.djvu/284

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278 capitolo xxii.

due zampaccie villose verso lo studente che si era addormentato quasi dietro al volante.

Walter con una mossa fulminea aveva ritirata la mano urlando a piena gola:

— Aiuto!... Aiuto!... Gli orsi bianchi!... —

Il canadese e Dik, strappati bruscamente dal loro torpore da quelle grida terribili, erano balzati in piedi stringendo ognuno una Colt.

Vedendo quella massa bianca si misero a sparare all’impazzata, bruciando fino l’ultima cartuccia.

L’orso, poichè si trattava realmente di uno di quei giganti abitatori delle regioni polari, imbarazzato dal volante che gli aveva impedito di avanzare, ricevette quel fuoco di fila senza nemmeno protestare.

Crivellato a brucia pelo dai proiettili delle grosse rivoltelle, si piegò da un lato, poi rotolò giù dalla vettura scomparendo sotto la neve prima che Walter, il quale era riuscito a trovare uno dei due mauser, avesse avuto il tempo di dargli il colpo di grazia che d’altronde non era necessario.

— Ve lo avevo detto io che malgrado la tempesta ci avrebbero fatta qualche sgradita visita? — disse il canadese, mentre Dik rimetteva a posto la tenda di cuoio per arrestare la neve che il vento spingeva dentro la vettura. — Nemmeno la luce dei fanali arresta più queste bestiaccie.

— Che sia proprio morto, signor Gastone? — chiese Walter.

— Con dodici palle che ha ricevuto? Io credo che nessuna sia andata fuori bersaglio.

— I lupi non ce lo mangeranno? Ci tengo a ritrovarlo intatto per rifarmi della cena che mi è mancata.

— I lupi sono piuttosto scarsi oltre il circolo polare artico, e poi non oseranno lasciare le loro tane con una notte così orribile.