Pagina:Una sfida al Polo.djvu/283

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le ultime corse 277


— Potreste però servire voi da cena a quei messeri dalla bianca pelliccia. —

Attesero che la lanterna fosse accesa, si misero accanto le armi, fecero riabbassare la tenda di cuoio, e dopo di aver vuotate le ultime gocce della bottiglia, si ricacciarono in fondo alla vettura, stringendosi bene dappresso, per scaldarsi un po’ reciprocamente.

Al di fuori la bufera si scatenava sempre più formidabile.

Il vento scaraventava addosso alla vettura, fra ululati e ruggiti spaventosi, una grandine di ghiacciuoli ed immense colonne di neve.

Vi era il pericolo che tutto rimanesse seppellito prima che sorgesse l’alba.

La stanchezza, le emozioni provate ed il freddo che li intorpidiva ebbero ben presto ragione sulle apprensioni, ed i tre uomini non tardarono ad addormentarsi.

Lo studente soprattutto, malgrado la mancanza della cena, non aveva tardato a cadere nel mondo dei sogni.

Sognava di trovarsi in un grande albergo americano, seduto dinanzi ad una tavola copiosamente imbandita, e fornita d’un bel numero di bottiglie di champagne, e di essere lì per allungare una mano verso un magnifico pudding appena levato dal forno.

La mano infatti fu allungata dallo studente anche se dormiva, ma quale fu il suo stupore nel sentirsela afferrare da certe granfie che un momento prima, nel sogno, non aveva vedute dinanzi a sè!... Sentendo quella stretta si era svegliato di colpo spalancando gli occhi.

La tenda di cuoio era caduta ed una massa enorme, che la luce della lanterna volta verso l’interno della vettura illuminava, si era arrampicata sul dinanzi dello scudo protettore, allungando