Pagina:Una sfida al Polo.djvu/287

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le ultime corse 281

tesco prosciutto divorando a crepapelle e senza provare alcun ribrezzo.

Si provarono poi ad accendere le pipe, ma dovettero ben presto rinunciare, poichè dopo poche tirate si trovavano in bocca un pezzo di ghiaccio ed il tabacco si spegneva.

Il termometro sospeso all’esterno era disceso di altri due gradi in meno di un’ora.

— Finiremo per morire gelati, se questa tempesta non cessa, — disse lo studente, il quale pensava al tiepido carrozzone riscaldato dalla russante stufa.

Non potendo recarsi fino alla spiaggia per vedere se la loro vettura esisteva ancora od era stata inghiottita, non trovarono di meglio che di riaddormentarsi, ciò che riuscì loro facile poichè le bassissime temperature intorpidiscono l’uomo più vigoroso annichilendogli quasi il cervello.

Anche durante tutto quel giorno la bufera rumoreggiò ed urlò intorno alla vettura, però la neve dopo mezzodì era completamente cessata.

I tre esploratori che si erano svegliati, ne approfittarono per cercare di riparare il guasto toccato al motore.

Come già il canadese ne aveva avuto il sospetto, il pezzo che avevano forse troppo frettolosamente saldato, si era nuovamente spezzato. Fortunatamente il radiatore non aveva nulla.

Dik, sorvegliato strettamente dallo studente e dal canadese, il quale lo aiutava, si mise di buona o mala voglia all’opera, e prima che le tenebre scendessero il motore aveva ricominciato a funzionare.

— A domani, — disse il canadese. — Lasciamo che questa notte la neve si rassodi, poi ci scaveremo una via per far rimontare la vettura che si trova due buoni metri sotto lo strato.

Durante la notte anche la bufera, che durava da due giorni,