Pagina:Una sfida al Polo.djvu/295

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l’ultimo mammouth 289


Il canadese invece di rispondere si era curvato, guardandole attentamente.

— È strano!... — esclamò finalmente. — Si direbbero traccie di elefanti!... —

Lo studente rispose con una sonora risata.

— Degli elefanti al Polo!... Ah!... Signor Gastone, che cosa dite voi mai?

— Vi stupite?

— Non siamo già all’equatore. Non sentite questo freddo cane?

— E allora?

— Vorreste proprio dire che queste traccie somigliano a quelle d’un pachiderma?

— Pachiderma: ben detto, mio caro Walter, perchè la bestia che è passata per di qua non può appartenere che a quella famiglia.

— Volete scherzare, signor Gastone.

— Niente affatto. Chi può assicurare che i giganteschi mammouth, quei fratelli degli elefanti, che un tempo popolavano queste regioni, siano veramente tutti scomparsi? Chi ha esplorate queste terre per affermare ciò?

— Infatti, signore, io ho letto in non so quale libro della biblioteca di Cambridge, che in tempi remoti i mammouth abitavano la Siberia e le grandi isole dell’oceano polare.

— Non tanto remoti quanto credete, amico, — rispose il canadese. — Nel 1900, se ben ricordo, giungeva all’Accademia di Pietroburgo la strabiliante notizia che un cosacco aveva scoperto sulle spiaggie dell’oceano polare, in un luogo assolutamente deserto, il cadavere di uno di quei colossali pachidermi in uno stato di conservazione splendido.

Aveva ancora intorno alle sue ossa la carne, e la pelle era ancora coperta di peli: non gli mancava che la proboscide.


19. E. SALGARI - Una Sfida al Polo.