Pagina:Una sfida al Polo.djvu/312

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306 capitolo xxiv.


— Arrenditi!... Ho un coltello nelle mie mani!... —

La risposta fu una bestemmia seguita da uno scroscio di risa.

L’americano aveva lasciato cadere la carabina ed aveva, a sua volta, avvinghiato il canadese, cercando di spingerlo giù dalla piattaforma e scaraventarlo nel mare.

Una lotta terribile, feroce, si era impegnata fra i due uomini, i quali ormai non avevano altre armi che le loro mani, poichè anche il canadese si era lasciato sfuggire il bowie-knife.

Erano caduti sul ghiaccio e si rotolavano tentando di sopraffarsi e scambiandosi, quando potevano, dei poderosi pugni.

Imprecazioni e ruggiti di belve in furore sfuggivano dalle loro labbra.

Walter e Dik, impotenti, assistevano a quella lotta selvaggia senza nulla poter tentare, poichè il canotto era rimasto fisso al ghiaccione col raffio.

Intanto l’enorme ice-berg, sospinto dal vento polare, s’avvicinava alla spiaggia rollando sempre più spaventosamente.

Gli uccelli marini che nidificavano sulla sua cima erano già volati via abbandonando le loro uova, e dai fianchi della gigantesca massa rotolavano, rimbalzando, gran numero di ghiacciuoli.

Era un avvertimento ben conosciuto ai marinai pratici delle regioni artiche. Il colosso, roso alla sua base dalle acque non più così intensamente fredde, stava per perdere il suo equilibrio e capovolgersi.

Dik se n’era accorto.

— Signor di Montcalm!... — gridò, facendo colle mani porta-voce. — Fuggite!... La montagna sta per rovesciarsi!... Al canotto!... Al canotto, signore!... —

Disgraziatamente la sua voce veniva coperta dal continuo