Pagina:Una sfida al Polo.djvu/62

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56 capitolo v.

Montcalm. — Come vedete, non sto troppo male e posso attendere il turno.

— E me ne congratulo con voi, signore, — disse Patterson. — Che fibre!... Dottore, passiamo nell’altra stanza. —

L’omiciattolo gettò su una sedia il lucente cilindro ed il soprabito, lanciò sul canadese un rapido sguardo facendo un gesto incomprensibile, e seguì il maestro americano.

— Forse credeva di trovare dei moribondi, — disse mister Hill, ridendo, — mentre ne trova uno che sta chiacchierando tranquillamente.

Non abusate però delle vostre forze e della vostra straordinaria energia, signor di Montcalm. La febbre sopraggiungerà e quella brutta bestia talvolta giuoca dei pessimi tiri.

Cacciatevi sotto e aspettiamo quella boccia di carne vivente. —

— La visita a mister Torpon durò una mezz’ora.

— Tutto bene, — disse Patterson, entrando nella stanza del canadese, seguito dal dottore. — È stato un buon colpo di coltello che per un caso miracoloso non ha prodotto conseguenze troppo gravi.

Fra una settimana mister Torpon sarà in piedi.

— Il destino non ci voleva morti, — rispose il signor di Montcalm. — Speriamo che un giorno finisca di stancarsi. —

Il medico visitò la sua ferita, e non potè far a meno di manifestare il suo stupore nel constatare che era stata prodotta nel medesimo punto dell’altra e con eguale poca gravità.

— È strano, — mormorava, mentre, dopo d’aver dato alcuni punti e di averla disinfettata, la fasciava. — È strano. Due colpi di coltello identici. Ciò succede di rado. Bah!... Fra otto giorni anche voi, signore, sarete perfettamente guarito.

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