Pagina:Una sfida al Polo.djvu/79

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l’equipaggio dell’automobile 73


— Ebbene, seguitemi nel mio garage. La mia macchina è già quasi pronta e fra qualche giorno noi potremo slanciarci alla conquista del Polo nord.

Ah! Come vi chiamate?

— Dik Mac Leod.

— Scozzese?

— Mio padre lo era.

— Venite, Dik: vi faro vedere la mia macchina. —

Uscirono dal gabinetto, attraversarono un piccolo giardino che si stendeva dietro la palazzina ed entrarono sotto una vasta tettoia chiusa da invetriate, dove cinque o sei uomini stavano lavorando assiduamente intorno ad un’automobile che aveva dietro di sè una specie di carrozzone tutto coperto, poco dissimile da quelli che usano i saltimbanchi ambulanti.

— Ecco il mio treno, — disse il canadese, facendo segno agli operai di sospendere il lavoro. — È una Thomas di sessanta cavalli, modificata secondo i piani d’un ingegnere meccanico mio amico, e che credo ci porterà direttamente al Polo senza troppi fastidi.

Osservatela bene Dik, giacchè sarete voi che dovrete condurla.

Come vedete abbiamo delle pneumatiche di ricambio, dentellate con punte d’acciaio, perchè possano mordere i ghiacci quando noi ne avremo bisogno, ed una riserva di benzina notevolissima, accumulata sotto la prima vettura e divisa in casse assolutamente impermeabili.

Noi però non dovremo contare che sul carrozzone, il quale diventerà la nostra casa. Avremo dei comodi letti, una buona stufa che brucerà essenze minerali per poter resistere ai grandi freddi; viveri per tre mesi; vesti di ricambio; una piccola armeria più che sufficiente per noi; una minuscola biblioteca per non annoiarci troppo, una farmacia.