Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/130

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
122 Don Candeloro e C.i

sacrarli tutti. Il sindaco, a buon conto, fece armare i galantuomini per tener d’occhio la roba del paese.

La folla correva ogni tanto sulla collina del Calvario, in cima al villaggio, per vedere se era già cominciato il fuoco nella città laggiù, lontano, in fondo alla pianura verde — uomini, donne, cappuccini anche, ciascuno pel suo motivo. Vito Scardo invece non si muoveva, badava alla chiesa, badava al convento, badava ad aggiustare le sue faccende con questo o con quello, a quattr’occhi, intanto che fra Mansueto e il Padre Lettore perdevano il tempo a vendersi vesciche per lanterne l’un l’altro, o a correre lassù al Calvario a cercar notizie e le stelle di mezzogiorno. — Signori miei, badate a quel che fate! — ammoniva Vito Scardo. — Vincano questi, vincano quegli altri, badate a quel che fate!

Soltanto a sera tarda sgusciava fuori un momento per pigliar aria, e sentire quel che si diceva, e lì, sotto gli olmi della piazzetta, al buio, amici, conoscenti, che spuntavano come funghi, e perfino Malannata, in gran sussurro. Alcuni dissero pure di averci visto Scaricalasino, in confidenza con fra Giobattista. Malannata poi che faceva il mestiere di vender erbe, ed era sempre in giro, ne portava più