Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/135

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Papa Sisto 127


— Signori miei, non fate sciocchezze. Siamo belli e fritti! Tolgono le bandiere. Andate a vedere.

Era proprio vero, la notizia che i regi s’erano impadroniti della città fin dal giorno innanzi si era sparsa come un fulmine. Il paesetto era allibito. E ogni frate, dal canto suo, per togliersi di impiccio, e assicurarsi il quieto vivere, dava il voto a chi gridava di più:

— Fra Giobattista — Fra Giobattista. — Vito Scardo che assisteva allo scrutinio con tanto d’orecchi aperti, a un certo punto cadde ginocchioni, colle mani in croce. Piegò il capo a recitare in fretta due parole di orazione, e poi disse:

— Sia fatta la volontà di Dio.

E fece anche la sua, sbalestrando padre Giuseppe Maria a Sortino — glielo aveva detto il cuore al poveraccio! — fra Mansueto e altri turbolenti di qua e di là. S’intese pure col Giudice, ora che il buon ordine era tornato in paese, e le autorità si dovevano aiutare a vicenda per rimettere sotto chiave i malviventi sul fare di Scaricalasino, e vivere poi quieti e contenti com’era prima della rivoluzione, ciascuno al suo posto. Vito Scardo rimase alla testa della comunità temuto e rispettato, un colpo al cerchio, un