Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/14

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6 Don Candeloro e C.i

qualcosa lì! — e si picchiava la fronte dinanzi alla Grazia, fissandole gli occhi addosso come volesse mangiarsela, lei e la sua dote. Si scervellò un mese intero, col capo fra le mani, a cercare un bel titolo pel suo teatrino, qualcosa che pigliasse la gente per gli occhi e pei capelli, lì, nel cartellone dipinto e coi lumi dietro. — Le Marionette parlanti! — Sì, com’è vero ch’io mi appello Candeloro Bracone! parlanti e viventi meglio di voi e di me! Non deve passare un cane che abbia un soldo in tasca dinanzi al mio teatro, senza che dica: — Spendiamo l’osso del collo per andare a vedere cosa sa fare don Candeloro!



L’oste veramente non si sarebbe lasciato prendere a quelle spampanate, perchè sapeva che gli avventori seri preferiscono andare a bere il buon vino nel solito cantuccio oscuro; e del resto, lui voleva un genero con una professione da cristiano, come la sua, a mo’ d’esempio, e non un commediante con la zazzera inanellata, che parlava come un libro e gli incuteva soggezione.

— Quello è un tizio che ci farebbe muovere a suo