Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/20

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12 Don Candeloro e C.i


Questo era indizio che non sarebbe stata buona a nulla, neppure per lui; e le questioni cominciarono dal primo giorno. Basta, era un gentiluomo, e la promessa di Candeloro Bracone era parola di Re. Il bello poi fu che lo stesso giorno in cui andarono all’altare, lui e la sposa, il suocero volle fargli la burletta di andarci lui pure, insieme a una bella donnona colla quale aveva combinato il pateracchio lì per lì. — Senza donne non possiamo stare nè io nè il mio negozio, cari miei, — gli piaceva ripetere, con quel sorrisetto che mostrava le gengive più dure dei denti, e faceva venire la mosca al naso. — State allegri e che il Signore vi prosperi e vi dia molti figliuoli. Alla mia morte poi avrete quel che vi tocca.

I figliuoli vennero infatti a tutti e due, genero e suocero, uno dopo l’altro. Ma l’oste prometteva di metterne al mondo quanto il Gran Sultano, e di campare gli anni del Mago Merlino. Ogni volta che gli partoriva la moglie o la figliuola, invitava tutto il parentado a fare una bella mangiata.