Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/201

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La vocazione di Suor Agnese 193

in faccia: — A che giuoco giuochiamo? Finiamola adesso questa commedia! Se lo sanno tutti che siete rovinato! Mi meraviglio di voi che volete imbrogliare un galantuomo....

Ma tacque ancora per prudenza. Soltanto non ci furono Cristi per trattenerlo. Nè la vista dell’Agnesina che gli faceva la scena dello svenimento. Nè le lagrime della madre che lo supplicava tremante: — Don Giacomino.... Figliuolo mio!... — Egli disse che tornava subito, per cavarsi d’impiccio: — Mi dispiace. Non posso, proprio!... Un momento. Vado e torno.

Tornò invece il notaio Zurlo, a restituire i regali che venivano dalla sposa: il berretto di velluto e pantofole ricamate, facendo il viso compunto per procura del figliuolo, un viso fra il padre nobile e il burbero benefico, tornando a dire anche lui: — Mi dispiace davvero!... Era il mio più gran desiderio. Ma voi non ci avete colpa, Donna Agnesina!... Ne troverete degli altri coi vostri meriti....

E volle lasciarle anche una carezza paterna sulla guancia, con due dita, sorridendo bonariamente.

Ma come vide barcollare la ragazza, bianca al par di un cencio, si asciugò persino gli occhi col fazzoletto e conchiuse: