Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/41

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Le marionette parlanti 33

sarìa caduto.„ La gente si sentiva drizzare i capelli in testa. Uno di lassù, nei posti da un soldo, gridò inferocito:

— Guardati, Meschino! Tradimento c’è!

Però gli avventori soliti avevano notato che quella non era la voce della Fata Alcida, e gli stessi gesti che faceva, di qua e di là, all’impazzata, non avevano niente di naturale. Per certo qualcosa di grosso doveva essere avvenuto dietro le quinte. Sicchè da prima furono osservazioni e mormorii, e poi vennero le male parole. Infine allorchè invece dei draghi e degli altri incantesimi che dovevano far nascere il finimondo, don Candeloro cercò di cavarsela con una manata di pece greca e picchiando su due scatole di petrolio per imitare il fracasso dei tuoni, scoppiò davvero l’inferno in platea: urli, fischi, bucce d’arance e pipe rotte, che pareva volessero sfondare il sipario. — Pubblico rispettabile, — venne a dire la moglie di don Candeloro più morta che viva, e con un occhio pesto, — ora viene una bella farsa tutta da ridere, nuovissima per queste scene. Onorateci e compatiteci.

Che farsa! La gente era lì dall’avemaria per godersi appunto la gran scena dell’incantesimo, e aveva