Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/80

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
72 Don Candeloro e C.i

puta in casa propria, Barbetti e il banchiere Macerata in cravatta bianca come dei principi; i soliti amici di tutte le prime donne che passano pel palcoscenico dell’Apollo. C’erano anche delle facce nuove, che se ne stavano timidamente in seconda fila: un giovanotto pallido e dagli occhi sfavillanti che tartagliava, una signora in voce di poetessa, la quale eclissavasi con affettazione dietro agli altri; e un po’ in disparte il Re di cuori, come lo chiamavano, il patito della signora Celeste, un bel giovane taciturno che assumeva un’aria misteriosa. Barbetti scriveva già le impressioni della serata sul ginocchio, posando lo scarpino inverniciato sulla sponda del canapè, elegantissimo e insolente, quand’era in cravatta bianca, mugolando fra le labbra:

– Ah, Celeste mia! Celeste voluttà!...

Lontano, al di là della scena buia e di un caos d’attrezzi, continuava ancora l’applauso, col crepitìo di un fuoco d’artifizio. Delle ballerine discinte si affacciavano alle ringhiere dei camerini soprastanti. Il buttafuori, in maniche di camicia, accorreva scalmanato. Le stesse voci plaudenti ripigliarono:

– Sentite! sentite!... Vi vogliono ancora!... Li avete proprio elettrizzati!...-

La diva, nell’orgoglio del trionfo, fece un atto su-