Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/81

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La serata della diva 73

blime di disdegno, lasciandosi cadere quasi sfinita sul canapè, accanto al ginocchio del cronista, e colla coda dell’occhio seguiva il lapis d’oro di lui, mentre rispondeva col solito sorriso stracco ai complimenti che le piovevano da ogni parte. L’impresario venne in persona a supplicarla di “accondiscendere al desiderio del pubblico„, arruffato, gongolante, col sorriso cupido che voleva sembrar benevolo.

– Cara signora Celeste... abbiate pazienza!... un momentino solo!... Buttano sossopra il teatro, se no!...

La trionfatrice, a cui gli occhi sfavillavano di desiderio, ebbe però il coraggio di ripetere il magnanimo rifiuto, stringendosi nelle spalle, questa volta in barba all’uomo che teneva la cassetta. Ma il giornalista paternamente le tolse la pelliccia di dosso, senza dir nulla, e la spinse verso la ribalta in un certo modo che significava:

– Via, via, figliuola, non facciamo sciocchezze.

L’applauso, quasi soffocato sino allora, rinforzò a un tratto collo scrosciare impetuoso di una grandinata. Delle acclamazioni ad alta voce irruppero qua e là. E a misura che l’entusiasmo s’eccitava, propagandosi dall’uno all’altro, dei visi accesi, delle mani inguantate, dei petti di camicia candidissimi sembra-