Pagina:Verga - Eros, 1884.djvu/259

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capelli! quella figurina pallida, magra, tutta occhi, la quale non aveva codesti occhi che per suo marito, e che tutti quegli imbecilli dell’Ardenza e dei Cavalleggieri adoravano da lontano come tanti Don Chisciotti. — Quel cencio stesso di marito glielo aveva lasciato lei, quando non aveva saputo più che farsene; se non si fosse trattato che di lui, ella avrebbe continuato ad essere la migliore amica di Adele, e del resto — a parte il principe, che nell’esistenza di Velleda non aveva giammai contato altro che come principe — l’antico suo amante era davvero divenuto un cencio d’uomo; ma adesso gliene voleva anche perchè quel tal marito cencio no, che ella le aveva regalato, il quale l’avea tanto amata, lei, la bella Manfredini! che anch’ella avea forse amato, forse! si fosse consolato proprio con quella Adele! si fosse consolato talmente da non caderle ai piedi la prima volta che l’avea riveduta da Pancaldi! — lei, la superba beltà che portava una corona da principessa! Se Adele le avesse rubato quella corona, non le avrebbe fatto maggior dispetto. L’indispettiva anche l’indifferenza serena di quella rivale innamorata soltanto del marito — fierezza, noncuranza, civetteria che fossero, irritavano, ferivano, umiliavano il suo orgoglio, la sua vanità, la sua civetteria. Se ci avesse pensato, avrebbe voluto colpire quella rivale nel solo lato che mostrava vulnerabile, in quel tal cencio di marito che ella — la vinta d’oggi! — le aveva buttato fra i piedi corno una limosina.

Del resto cotesto due rivali appartevano alla mede-