Pagina:Verga - Il marito di Elena.djvu/265

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tava, lo spingeva a cercare di leggere negli occhi e sulla fronte di lei.

No! no! Egli se ne accusava internamente e gliene domandava perdono. Non voleva cercare in quegli abissi del cuore dove si snodano inesorabili e feroci tutte le serpi della gelosia. Non voleva dubitare di lei, non voleva soffrire come aveva sofferto. Non voleva passare quelle notti insonni accanto al suo capezzale, e quei giorni di sole implacabile. Ella era stata fantastica, leggiera anche, ma colpevole no! Lo dimostrava l’imprudenza stessa di quella lettera, il non saper dissimulare, la sincerità delle sue stranezze. Follie della mente, null’altro. Ella viveva troppo in quell’atmosfera artificiale delle sue letture romanzesche. La lettera a Cataldi era stata l’episodio di un romanzetto da educanda. Ora era entrata nella vita vera, era madre, era troppo altera per non pensare a sua figlia. Poi era troppo circondata, troppo adulata. L’esuberanza morbosa della sua sensibilità avrebbe trovato uno sfogo in quell’esistenza