Pagina:Verga - Novelle, 1887.djvu/183

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del castello di trezza 173


— Ah!...

— Mi racconti la sua storia.... riprese da lì a poco, con singolare vivacità — se non le rincresce per la sua polca.

La storia che Luciano raccontò era strana davvero!



La seconda moglie del barone d’Arvelo era una Monforte, nobile come il re e povera come Giobbe, forte come un uomo d’arme e tagliata in modo da rispondere per le rime alla galanteria un po’ manesca di don Garzia, e da promettergli una nidiata di d’Arvelo, numerosi come le uova che avrebbe potuto covare la chioccia più massaia di Trezza. Prima delle nozze, le avevano detto degli spiriti che si sentivano nel Castello, e che la notte era un gran tramestìo pei corridoi e per le sale, e si trovavano usci aperti e finestre spalancate, senza sapere come nè da chi — usci e fi-