Pagina:Verga - Una peccatrice.djvu/156

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cogli occhi spalancati e fissi, come pazzo di felicità, e coi gomiti appoggiati sulle ginocchia di lei.

La fata si curvò mollemente verso di lui, e gli posò le braccia sulle spalle... poi lo sollevò lentamente, con quell’abbandono inimitabile e seducente che le era particolare; e guardandolo sempre col suo sorriso da sirena gli susurrò, quasi sulle labbra, colla sua voce più bella e più carezzevole:

— Son venuta a vedere il tuo gabinetto da studio... Pietro...

Quel soffio passò come un vento ghiacciato sul sudore che inondava la fronte di lui, che, impotente a più contenersi, la sollevò, prendendola tra le braccia, come un caro fanciullo, e la divorò di baci, singhiozzando in un sublime delirio: — Tu sei il mio Dio! ed io non avrò mai forza per amarti come vorrei!!!...

La portiera ricadde ondeggiante dietro di loro.

Pochi giorni dopo, verso il tramonto, due giovani che s’avvincevano colle braccia allacciate, come le rampicanti che coprivano i fusti dei grandi alberi del giardino