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il sogno

IDILLIO IV




Era il mattino, e tra le chiuse imposte
Per lo balcone insinuava il sole
Ne la mia cieca stanza i primi raggi,
Quando in su l’ora che più leve il sonno
E più soave le pupille adombra,
Stettemi allato e riguardommi in viso
Il simulacro di colei che amore
Prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.
Morta non mi parea, ma trista, e quale
De gl’infelici è la sembianza. Al capo
Appressommi la destra, e sospirando,
Vivi tu, disse, e ricordanza alcuna
Serbi di noi? Donde, risposi, e come
Vieni, o cara beltà? Quanto, deh quanto
Di te mi dolse e duol: nè che tu fossi
Mai per saperlo io mi credeva; e questo
M’era cagion di più crudele affanno.
Ma sei tu per lasciarmi un’altra volta?
Certo ch’io ’l temo. Or dimmi, e che t’avvenne?
Se’ tu quella di prima? E che ti strugge