Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/128

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114 la veglia

     Non io, non io, se l'alma
Da’ suoi nodi si sferra e si sublima,
Lamenterò la salma
44Che sente degl’infesti anni la lima.

     Indocile sospira
A più perfetta vita e senza posa
Sale per lunga spira
48Al suo merigge ogni creata cosa.

     In fior si volge il germe,
In frutto il fiore: dalla cava pianta
Esce ronzando il verme
52Che april di vellutate iridi ammanta.

     Non quale la rischiari
Da’ tuoi remoti padiglioni, o sole,
Era di terre e mari
56Opaca un dì questa rotante mole;

     Ma di disciolte lave
E di zolfi rovente e di metalli,
Come infocata nave,
60L’erta ascendeva de’ celesti calli.

     Furo i graniti, e furo
I regni delle felci: a mano a mano
Il seggio più sicuro
64Fero gli spenti mostri al seme umano.