Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/152

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138 timossena

Segreti odî spargendo e di contese
Sollevando gran fiamma. In due divisa,
Figlia ancor vereconda e sposa amante,
20Gemea la donna e paurosa il guardo
A quelle fronti ergea rannuvolate,
Qual se guizzante vi scorgesse il fulmine
Di ruine foriero. A tarda notte
Mai prima non udì rieder lo sposo,
25Che nuda il piede com’era e disciolta
Le bellissime trecce ad incontrarlo
Non accorresse e di domande e baci
L’assalisse. Tremava or del ritorno,
Come d’ospite ignoto il passo udisse
30Ascendere le scale. Invan dal core
Provossi cancellar le ricordanze
De’ suoi giorni infantili e di altro sangue
Credersi nata e d’altra casa uscita;
Che corrugata la paterna immago
35Risorgeva ne’ sogni a rinfacciarle
Il codardo pensier. Sola sedea;
E di nascoso pianto gli origlieri
Inondava del talamo. Una notte
Piangendo si addormì. Le parve in sogno
40Un gran monte veder; a’ fianchi attorta
Serpeggiava una via di lauri ombrata
E di candidi marmi. A lei del monte
Prender pareva la salita ansando
E trafelando al cominciar; ma lieve,