Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/201

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l'industria. 187


     Mugge anelando, e somigliante a domo
Chiuso Titano cento rote e cento
Volve il vapor che dall’assiduo stento
                             88Francheggia l'uomo.

     Finor, se le tue membra, egro mortale,
Dalle pioggie scampasti e dalle nevi,
Tu stesso al subbio, al pettine stendevi
                             92La man regale.

     Or natura non sol ampio ti dona
Quanto racchiude nell'immenso seno,
Ma di sue forze onnipossenti il freno
                             96Or ti abbandona.

     Sulla terra comparso ancor non eri,
E delle felci torreggianti a’ rami
Sporgean l'enorme dente ippopotàmi
                             100E megatèri,

     Quando le dighe agli oceàni aperse
Previdente natura e ne’ marosi
Che l'alpe trascinavano, i frondosi
                             104Regni sommerse,

     Perchè nel tardo volgere degli anni
Indefesso ministro il foco ardesse,
E di artefatta folgore corresse
                             108L’uomo sui vanni.