Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/252

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
238 le nozze di tetide e peleo.


     De’ prischi eroi l’immagini e le chiare
Imprese son dipinte in quella vesta.
Cogli occhi volti al pin che via pel mare
68Porta Tesèo, coll’anima in tempesta,
Arïanna di Dia sul lido appare,
Ignara se ancor dorma ovver sia desta,
Come quella che sente e crede appena
72Sola trovarsi sull’ignuda arena.

     Ma già co’ remi lo spergiuro amante
Fende i campi marini e si ritira.
Col piè sull’alga, pallida in sembiante.
76Lui da lontan la giovane rimira
Stupida e fissa a guisa di Baccante
Sculta nel marmo: guarda e non respira;
Guarda incerta ondeggiando, e del suo male
80Crudel presentimento in cor l’assale.

     Già la mitra sottil dalle sue bionde
Chiome in terra è caduta: il vel disciolto
Più le nevi del seno non asconde,
84Nè più porta il bel cinto al fianco avvolto;
Vaghi fregi ch’or gioco erran dell’onde
Presso i suoi piedi. Ma del crine incolto,
Della mitra, del manto a’ flutti in preda
88Già non par che la misera s’avveda.