Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/251

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le nozze di tetide e peleo. 237


     Come, corsi più dì, l’alba prescritta
In cielo apparve, alle regali porte
Tutta Tessaglia in festa si tragitta
44E di lieti drappelli empie la corte.
Han doni in mano: l’allegrezza è scritta
Ne’ volti. Già di Sciro e della forte
Larissa, già di Tempe e di Cranone
48Riman vota ogni piazza, ogni magione.

     A Farsaglia s’avvian, tutti a Farsaglia
Convengono gli sparsi abitatori.
Alla campagna alcun più non travaglia,
52Si ammorbidisce la cervice a’ tori:
Niun più pota le vigne e più non taglia
L’inutil ombra agli arbori; i lavori
Taccion ne’ solchi e rugginosi ed atri
56In disparte riposano gli aratri.

     Ma nel più chiuso delle regie sedi
Tutto è luce d’argento: i vasi d’oro,
Son d’avorio i sedili, e sotto i piedi
60Calpestasi de’ re sparso il tesoro.
Locato in mezzo della Dea qui vedi
Il letto genïal, vago lavoro
D’indico dente, sovra cui distesa
64Pende coltre superba in ostro accesa.