Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/254

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240 le nozze di tetide e peleo.


     Come in lui volse i desïosi lumi
La regal figlia, che su casto letto
Odorato di vergini profumi
116Crescea blandita sul materno petto
Quali crescono i mirti in riva a’ fiumi
O le rose amoreggia un zefiretto,
Da lui gli accesi rai prima non tolse,
120Che fiamma spaventosa in petto accolse;

     E per l’ime midolle il reo veleno
Sentissi errar degli amorosi strali.
Divo garzone, che cotante in seno
124Levi tempeste a’ miseri mortali;
E tu, regina Venere, che il freno
Reggi di Golgo e dell’Idalia, in quali
Flutti, ahimè!, travolgeste la delira
128Che del biondo stranier arde e sospira!

     O quante volte svenne di paura
E si fece più pallida dell’oro,
Quando l’ardito giovanetto a dura
132Pugna scendea col formidabil toro,
Fermo di correr l’ultima sventura
O di mercarsi glorïoso alloro.
Al ciel, che tutta non udìa l’inchiesta,
136Ella voti porgea tacita e mesta.