Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/261

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le nozze di tetide e peleo. 247


     Ma d’improvviso buio l’intelletto
A Teseo si coprì, che sull’istante
In altissimo obblio pose il precetto
284Che pria nel core gli sedea costante.
Promesso aveva al genitor diletto,
Tosto che al porto si vedesse innante,
Far di candide vele il legno adorno,
288Segnal della vittoria e del ritorno.

     Poichè, se fama è vera, il dì che uscìa
Teseo d’Atene, Egeo, che la sua prole
Vedea de’ venti infidi irne in balìa,
292Mosse, stretto al suo sen, queste parole:
«Figlio, diletto figlio, o della mia
Sconsolata vecchiaia unico sole,
Figlio che or or tornato alla mia corte,
296Pur mandar son astretto incontro a morte,

     Quando pure il mio fato e l’animoso
Tuo cor da me ti vogliono diviso,
Che non ancor lo stanco e desïoso
300Sguardo ho satollo nel tuo caro viso,
Non io partire ti vedrò gioioso,
Nè tu l’insegne vestirai del riso;
Ma pria lordo di polve i bianchi crini
304Io piangerò gli avversi miei destini.