Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/262

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248 le nozze di tetide e peleo.


     Poi sul pino maggior del tuo naviglio
Vele vo’ porre colorate in nero
Che siano indizio, a chi vi volge il ciglio,
308Del mio dolor ch’è sì cocente e fiero.
Che se d’Itono la gran Diva, o figlio,
Che ognor di nostra schiatta e dell’impero
Fu scudo, ti darà che del nefando
312Tauro nel fianco insanguini il tuo brando;

     Ricorda, o figlio, nè dal cor giammai
T’esca il mio detto: appena la nativa
Discovrirassi a’ vigili tuoi rai
316Per tanto tempo sospirata riva,
Fa’ che calino tosto i marinai
L’infausto panno; e candida e festiva
Sull’albero maggior la vela ascenda,
320Tal ch’io da lungi le mie gioie apprenda.»

     Questo ricordo che sì saldo stette
Finora in mente di Tesèo, leggera
Nebbia allora sembrò, che dalle vette
324Spazzan dell’alpe i venti a primavera.
Ma ’l padre che sedeva alle vedette
Sovra una rupe, da mattina a sera
Il mar spiando con pupille immote
328E due rivi di pianto in sulle gote,