Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/263

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le nozze di tetide e peleo. 249


     L’atteso legno come vide in prima
Con brune vele dirizzarsi al porto,
Disanimato come quei che stima
332Il figlio suo dolcissimo già morto,
Tratto di senno dall’aerea cima
Precipitossi e nel mar giacque assorto.
Allora Teseo entrò le auguste porte
336Funeste ancor per la paterna morte.

     E tal di suo fallire ebbe mercede
E d’un colpo fortuna lo percosse,
Quale per sua perfidia egli già diede
340Alla vezzosa figlia di Minosse;
La qual piangendo la tradita fede
Guata la nave che pel mar già mosse,
Triste, affannata, in preda tuttaquanta
344All’immenso dolor che il cuor le schianta.

     Ma d’altra parte nel tappeto aurato
Bacco volava di letizia pieno,
Dai Satiri saltanti accompagnato
348E dal suo fido vecchierel Sileno,
Te cercando. Arïanna, ed infiammato
Delle divine tue bellezze il seno.
I suoi seguaci intanto ebbri e satolli
352Per le valli trescavano e pe’ colli.