Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/265

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le nozze di tetide e peleo. 251


     Quale al soffiar d’un zefiro clemente
S’incalzano nel mare onde sovr’onde,
Mentre l’aurora ascesa in orïente
380Annunzia il sol che più non si nasconde;
All’alito leggier procedon lente
E con tenue romor batton le sponde;
Poi crescono col vento a poco a poco
384E splendon da lontan, come di foco:

     Tal dalle soglie del regal soggiorno
Le accolte innumerabili persone
Pe’ campi si spandevano e ritorno
388Facea ciascuno alla natal magione.
Di tanta folla non sì tosto intorno
Furo sgombre le vie, primo Chirone
Dalle vette del Pelio discendea
392E doni boscherecci in mano avea.

     Quanti più vaghi fiori ornan le rive;
Quanti n’educa sugli eccelsi monti
La selvosa Tessaglia o l’aure estive
396Crescon sul fresco margine de’ fonti,
Stretti in ghirlanda, delle belle Dive
Chiron portava a coronar le fronti:
Posolli appena, che d’un casto odore
400Riser beate l’intime dimore.